Rubriche : Romanzo rossonero

Victoria

lunedì, 25 novembre 2019, 19:09

di emanuela lo guzzo

Victoria, sostantivo femminile latino della prima declinazione che il 24 novembre 2019 al Porta Elisa contiene e abbraccia una serie infinita di significati universali. Il nome proprio di una bambina tocca l’anima di chiunque sia stato sfiorato dalla sua storia e fa rima con un lungo elenco di emozioni, sensazioni e sofferenze che hanno il sapore amaro e pungente delle lacrime fuori stagione. Un nome, Victoria, che alla fine coinciderà anche con uno di quei risultati che si leggono diversamente da come sono scritti.

In una grigia domenica autunnale in cui la pioggia dopo oltre venti giorni concede una piccola tregua, lo stadio di Lucca diventa il posto di una lezione indimenticabile di corale umanità. In cattedra sale per primo Michel Cruciani, un papà che ha perso la sua bambina, uno di quei genitori costretti per il resto della vita a fare i conti con una fitta lacerante e a scendere a compromessi con un dolore e un peso troppo profondi per essere immaginati, ipotizzati o raccontati. Eppure Cruciani, da uomo di incredibile spessore, non usufruisce nemmeno dei tre giorni di permesso per lutto previsti dalla legge per i lavoratori. Nonostante la categoria dilettantistica non preveda contratti ma un semplice accordo economico inquadrato come “rimborso spese, compenso e indennità”, il calciatore si comporta come il migliore dei professionisti tornando a disposizione del mister e scendendo regolarmente in campo. Con gli occhi rivolti al cielo durante il minuto di silenzio in cui tutti gli altri suoi compagni di squadra guardano per terra, questo papà porta sulle spalle un numero di maglia che vale come il mantello di un supereroe e lancia inconsapevolmente a tutti un messaggio di forza e di speranza. Con dignità e sincerità, senza nascondere lo strazio né frenare il pianto, mostra come sia possibile vedersi crollare il mondo addosso e ridisegnare la propria esistenza intorno alle crepe.

Proprio Meucci, che lo tiene stretto in quell’interminabile minuto iniziale, segna un gol che non è una rete normale, ma un pretesto per alzare al cielo la maglia con il nome della piccola Victoria e dedicare a lei, al suo papà e alla sua mamma, alla sua famiglia e a tutti i presenti un gesto tecnico che ha il senso di un abbraccio stretto e di una tenera carezza.

In un momento storico-politico drammatico per il nostro paese, mentre tante città italiane sono sott’acqua, mentre crollano ponti e cedono strade, l’ignoranza dilaga, il malessere incombe, l’ipocrisia, la volgarità e la falsità della classe dirigente si affermano e la politica non trova di meglio che ridursi al becero scontro tra sardine e pinguini, c’è una piccola grande comunità che al di là di qualsiasi divisione, da nord a sud, ognuno con la propria fede, si compatta concretamente attorno al dolore di un singolo in nome di valori più alti di qualsiasi altra cosa. I tifosi rossoneri danno ancora una volta conferma della propria sensibilità, della misura enorme del proprio cuore e dell’amore di cui sono capaci in una domenica di calcio in cui il pallone non c’entra niente, ma la Victoria è di tutti.



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