Rubriche : romanzo rossonero
giovedì, 5 settembre 2019, 11:19
di simone pellico
Il calcio, la società, l’Italia è un teatro dell’assurdo. Noi spettatori, stiamo seduti su un divano di chiodi, mangiando pop corn avariati, con un pappagallo impagliato sulla spalla che ci ripete vitreo “va tutto bene”. Che ci ripete ossessivo e ipnotico “va tutto bene”. “Non ti muovere”. “Non respirare”. La realtà è un cuscino in faccia che ti soffoca sorridendo affabilmente. Assistiamo così, in asfissia, al sorgere di governi dell’assurdo, dove i ruoli sono maschere da scambiarsi sul banco del mercato. Dove tutto si può giustificare, una democrazia in assenza di demos dove la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza.
C’è poco da meravigliarsi quindi che la Lucchese si ritrovi a giocare in serie D, per aver perso ancora una volta al gioco dell’oca. Chi fosse andato in letargo meno di due mesi fa si sarebbe addormentato in serie C, dopo una stagione eroica, ringraziando un gruppo di giocatori monumentali al Porta Elisa. Oggi, invece, si sveglierebbe in serie D, giocando ‘in casa’ a Forte dei Marmi, davanti a delle maglie indossate da altre persone. Quello che è rimasto uguale sono i tifosi. Come Tommaso
Tommaso ha imparato da quando è nato che la vita è una lotta. Che è una madre che può essere dura, durissima, e pure bastarda. Ma che anche nel fango della trincea possono brillare le stelle: i suoi genitori, gli amici, e pure il calcio. Tommaso è un guerriero e nel mondo delle difficoltà poche cose lo possono fermare. Una l’ha trovata allo stadio di Forte dei Marmi, una scala dove la sua carrozzina non può montare. Dall’altra parte sta per iniziare la prima gara della Lucchese in serie D, l’ennesima ripartenza dell’araba Pantera, costretta a giocare in esilio. Il Porta Elisa è chiuso. Chiuso per ferie dell’assessore, più che per lavori appena accennati.
Problemi noti, notissimi. Problemi che riguardano tutti gli edifici pubblici, ma lo stadio è grosso e con quella torre monumentale attira di più l’attenzione. Problemi che sono stati lasciati lì senza soluzioni o prospettive, come quelle sveglie posposte all’infinito. Ma prima o poi il momento di svegliarsi arriva. E così la sveglia ha suonato anche per il comune, in ritardo su ogni pallone. Il piano A, lo stop del calcio a Lucca, purtroppo è andato male. Tocca fare qualcosa. I lavori dovevano essere finiti in poche giornate di campionato, ma le giornate si sono già allungate come se fossimo in primavera. Ma invece siamo quasi in autunno. Altre sveglie posposte all’infinito.
Al Porta Elisa, Tommaso avrebbe il suo posto, da raggiungere senza scale e barriere. Ma lo stadio Necchi è inadeguato, per i tifosi al bar, per il numero di lucchesi, per Tommaso. Così a sollevare la carrozzina su per le scale non ci sono sindaco e assessore, ma i tifosi. Gente abituata a dare senza ricevere, animata da una generosità fuori moda, da un disperato amore. Questa volta la ricompensa c’è: è lo sguardo di Tommaso, il ringraziamento dell’eroe silenzioso. Che arriva a guadagnarsi il suo posto al sole bollente della Versilia, alle spalle di un uomo che sembra aver sbagliato panchina.
Massimo sembra bloccato anche lui sulla sedia. Anche lui spettatore del suo personale teatro dell’assurdo. Ha davanti la sua squadra, alle spalle i suoi tifosi. Ha nel cuore i suoi colori, nella testa i suoi ricordi. Ma qualcuno ha scambiato i nomi e gli scudetti sulle maglie. Così sul petto non si trova la pantera, ma i leoni del Chieri. Non riesce a parlare, e non dirà una parola. In un mondo di maschere lui ha un volto, e per novanta minuti è lui a salvare l’onore d’Italia. A ridare il senso ad alcune parole desuete come dignità, rispetto, credibilità. Verità. E’ lui che riallaccia il filo con la stagione passata, dove cuore e coraggio hanno vinto contro il sistema. E anche chi fosse andato in letargo meno di due mesi fa, riaprendo gli occhi e vedendolo, avrebbe detto: tutto bene.
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