Rubriche : romanzo rossonero
martedì, 19 dicembre 2017, 10:05
di simone pellico
Lo stadio di Piacenza è il giusto teatro per giocare la partita della svolta societaria della Lucchese. Uno stadio vuoto, grigio, triste. Ricorda quello di Grossetto contro il Gavorrano, e si capisce subito come andrà a finire. Ci sono forse ancora meno persone, c’è in più la birra. Il vuoto cosmico del Leonardo Garilli è attraversato dall’eco delle parole dei giocatori in campo prima, dei cori dei tifosi dopo. Le tribune vuote lasciano tutti i denti grigi in vista. Il colore del cemento armato si riflette sul campo, colorando una partita triste e scialba. L’unico fuoco acceso è nel settore ospiti, dove gli ultimi romantici sfidano il freddo e cantano il loro disperato amore per la Lucchese. Il Pro Piacenza è in maglia rossonera, così che sembra di assistere a un confronto spettrale del subconscio lucchese. Una Pantera allo specchio, una resa dei conti, una guerra interiore che non sembra prevedere veri vincitori. Nemmeno la parte rossonera che guadagnerà tre punti con un rigore.
Con usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia
per istoriarne la facciata
e nemmeno una squadra di calcio, viene da aggiungere alle parole del Canto LXV di Ezra Pound. A Lucca si è giocata una partita a scacchi fatta di prestiti e riscossioni. Chi dà poi pretende, chi si vende è ricattabile. Si passa la mano, si chiude la bocca.
Con usura
non si dipinge per tenersi arte
in casa ma per vendere e vendere
presto e con profitto, peccato contro natura
Cosa sono le squadre di calcio oggi? Giocattoli forse, lavanderie per riciclare soldi a volte, mezzi per ricattare una città può essere, strumenti per entrare in certi giri, vetrine commerciali, il doppio fondo della scatola dei cioccolatini. La passione, il rispetto, l’amore per dei colori e per la città che rappresentano? Sono pantoni che si comprano in ferramenta. Una passata di vernice sopra a tutto, per imbiancare il sepolcro, per apparire presentabili davanti alla tv.
Le squadre oggi possono essere anche porte dimensionali su altri mondi, su mondi ostili, tetri, mafiosi. Porte sull’abisso, che se guardato sarà lui a guardare dentro di te. Come quelle ferite in un punto qualunque del corpo che, nonostante l’amputazione della parte colpita, portano alla morte dell’intero. La Lucchese potrà fallire, essere radiata, distrutta, cancellata. Le persone che volteggiano sulla città sono capitani di sventura che sanno bene come portare la nave contro gli scogli. Ma una volta distrutta la storia centenaria della Lucchese, chi dice che non verrà colpita la storia millenaria di Lucca? Ogni porta lasciata aperta sull’abisso e un baluardo non presidiato contro la minaccia. E’ una sortita delle Mura lasciata sguarnita in una notte fredda con il nemico alle porte. I soci si sono sfilati come guanti. Il sindaco se ne lava le mani, non gli è mai piaciuto il calcio, ha fatto quello che poteva, anzi quello che doveva. Il sindaco del minimo sindacale. La Lucchese e i suoi tifosi non pesano, non sono grandi elettori. Del resto siamo già di nuovo in campagna elettorale. Chi rimane allora a difesa delle Mura? Solo i tifosi rossoneri. Quegli ultimi romantici che credono alle favole. E nelle favole ci sono ancora gli eroi. Come ci sono i mostri, gli intrighi e i tradimenti. E davanti al mostro l’eroe sa cosa deve fare: combattere. Con una sola voce, con un solo spirito.
Ad Eleusi han portato puttane
carogne crapulano
ospiti d’usura.
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