Rubriche : fotomosaico
mercoledì, 17 luglio 2013, 08:24
di simone pellico
Trentaquattromila persone come dipinte intorno al campo di gioco, trattengono il fiato all'unisono e lo libereranno tutte nello stesso momento. Sessantottomila occhi guardano fissi un unico punto, una palla arenata su di un disco di gesso, la portata principale servita su vassoio bianco.
Anche il cuore si ferma a guardare, sospende per un attimo il proprio lavoro quando Carlo Pascucci si aggiusta il pallone, fissa la porta cercando la strada invisibile che porta al gol, prende la rincorsa, calcia e gli spalti della Favorita appena restaurati crollano come una cristalleria bombardata a tappeto, mentre la piccola riserva lucchese presente festeggia la Coppa Italia di serie C ancora fumante e...stop! Taglia qui.
Questo è il fotogramma che tutti hanno in mente quando pensano alla conquista del trofeo più prestigioso della Lucchese. La partita di Palermo resta nell'immaginario collettivo come la finale di un Mondiale, una partita secca in cui si vince o si perde tutto. Tanto più perché finita ai rigori, che cancellano d’un colpo eventuali calcoli di differenza reti.
Ma se si riavvolge la pellicola di questo film, sei giorni prima spunta il primo tempo. È la partita di andata della finale di Coppa, la sorella gemella abbandonata, vinta dalla Lucchese al Porta Elisa. Quella che renderà possibile giocare, e vincere, alla lotteria dei rigori a Palermo. Il 24 maggio del 1990, alle quattro e mezzo di pomeriggio, di certo allo Stadio non c'è il pubblico che aspetta a Palermo. La Lucchese ha già vinto la promozione in B, e ha sfogliato la margherita della Coppa Italia strappando nelle fasi finali i petali di Cecina, Empoli, Spezia e Chievo.
Il Porta Elisa aveva già ospitato svogliato una finale, vinta fuori sede dal Monza contro il Lecce quasi vent'anni prima, ma ora si concentra perché il trofeo se lo gioca la pantera. Il fischio d'inizio trova contrapposti parenti cromatici, rossoneri contro rosanero, i primi della classe di quella stagione contro gli eterni secondi, difesa a zona contro difesa a uomo, gli ex Di Stefano e Favo, che per un attimo avranno pensato di essersi scambiati la maglia.
Superato quell'attimo, Di Stefano parte spedito per essere abbattuto fuori area dopo tre minuti, lasciando tirare a Simonetta il soffio che sembra spegnere la fiamma rosanera: una punizione che divide esattamente il portiere dal palo gonfiando la rete. Una scintilla scappata fa pareggiare il Palermo quattro minuti dopo, ma la Lucchese non cede e ha ancora un moschettiere da calare, un insolito numero 10, di quelli possibili quando le maglie obbedivano a uno schema fisso.
Bruno Russo segue il volo di un pallone calciato da Simonetta sulla barriera, prende la respinta e riprova a mandare la palla in buca. Dopo un paio di sponde se la ritrova di nuovo fra i piedi, la ruspa si lancia all'assalto dell'area, e il 10 sulla schiena gli bisbiglia di calciare al momento giusto un piatto sinistro che chiude la gara. Fine primo tempo del film della Coppa. L'aquila è vinta, la pantera la porta in bocca come trofeo di caccia, mentre in lontananza già si sentono rullare i tamburi de La Favorita, dei Mondiali del '90, delle notti magiche, mischiate alle notti tragiche di Cosa nostra, premute come mozziconi sulla pelle della Sicilia.
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