Porta Elisa News
sabato, 16 agosto 2014, 19:10
di diego checchi
Chi scrive, fa questo mestiere dal 2000 e si è reso conto che il calcio è cambiato. Prima esistevano le bandiere ed i giocatori attaccati ai club come Maldini, Baresi ecc. ora invece il calcio è solo un business, fatto di soldi e poca passione che ha sempre come scopo l’affare. Questo è un giro di parole per far capire a tutti che il mondo del pallone è completamente diverso, adesso contano molto di più le televisioni ed i diritti che Sky o Mediaset danno alle società sono vitali per poter andare avanti.
Soffermiamoci però su quello che sta succedendo il Lega Pro: Piero Camilli dopo 14 anni ha lasciato il Grosseto, ieri è stata la sua ultima giornata da presidente e la società biancorossa è passata nelle mani di una cordata non ben identificata. Tanti successi e tanta passione in quello che ha fatto, il vulcanico presidente ha fatto vivere ai tifosi del Grosseto anni indimenticabili riuscendo anche a portare la squadra in Serie B con fior fiore di giocatori ma poi, ha tutto c’è sempre una fine e vogliamo riflettere proprio su questo. Perché i presidenti decidono di lasciare le società? E perché il calcio va in malora? Bisognerebbe fare delle riforme ben precise e magari agevolare la presenza degli spettatori negli stadi.
Il calcio italiano, adesso, non è più considerato all’avanguardia; ci sono giocatori che in altre nazioni non si metterebbero neanche le scarpe da gioco. La qualità è scadente e una riflessione va fatta anche su questo. Urgono riforme chiare e trasparenti in tutto il sistema calcio e se proprio dobbiamo dire la nostra, anche l’ultima invenzione che fa fatto la Lega con questo canale tematico e con questo spezzatino, tutto ciò non serve a niente o magari, serve solo agli addetti ai lavori che hanno bisogno di vedere più partita possibili per conoscere i giocatori ma il tifoso vero non ci capisce più niente e si rischia di vedere, come a Pistoia, dove in gradinata sono stati messi dei cartelloni con delle persone disegnate per far pensare che ci sia più pubblico.
È veramente uno scandalo, i tifosi veri vogliono che il calcio, soprattutto quello di Lega Pro, venga giocato la domenica con inizio alle 14 e 30 o alle 15. La campagna abbonamenti, soprattutto a Lucca, rischia di essere un flop, non per i prezzi che sono veramente alla portata di tutti ma per questo spezzatino delle gare che non permette ai tifosi di poter seguire sicuramente tutte le partite della propria compagine. Se la Lucchese gioca il sabato, allo stadio non arriveranno tutti quei ragazzi che giocano nei campionati giovanili oppure tutte quelle persone che militano negli amatori o in terza categoria.
Anche se questo può essere un problema generalizzato per tutte le città, Lucca ne risentirà in particolar modo perché non esistono migliaia di persone che sono così attaccate alla squadra come magari può succedere in una realtà come Pisa dove, però, ci sono anche molti studenti da fuori, fate due conti e vedrete che sarà un bagno di sangue. Ormai, per quest’anno, crediamo che non si possa fare più niente ma ci auguriamo che in futuro si ritorni sulla retta via e si diano al calcio i connotati di sempre.
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