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Anconetani, Lucca e il rammarico per una gara che poteva cambiare la storia: "A Ferrara ci rubarono il campionato"

FotoAlcide

giovedì, 3 novembre 2016, 16:28

di diego checchi

A 17 anni esatti dalla scomparsa di Romeo Anconetani, abbiamo voluto intervistare il figlio Adolfo per capire il legame della famiglia Anconetani e per ricordare una figura come Romeo che a Lucca ha lasciato sicuramente dei ricordi incancellabili. Romeo ufficialmente era un consulente, ma dietro le quinte gestiva l’intera società e con la gestione Anconetani, la Lucchese sfiorò la Serie B in quella storica partita di Ferrara dove c’erano 6000 persone. Insomma, Anconetani e tutta la famiglia sono rimasti nel cuore rossoneri, tanto è vero che molti anni dopo, quando lo stesso Romeo ebbe problemi di salute, gli fu dedicato uno striscione in un derby Lucchese-Pisa per testimoniargli la vicinanza.

“Alla Lucchese ero il direttore sportivo – sottolinea Adolfo – e mio padre un consulente. Siamo stati due anni in rossonero. Poi per incomprensioni decidemmo di venir via. Ricordo che alla Lucchese fui chiamato per sostituire l’allora direttore Claudio Nassi”.

Qual è stato il ricordo più bello dell’esperienza di Lucca?

“Sicuramente la partita di Ferrara. Quella fu indimenticabile sotto ogni punto di vista. C’erano tanti spettatori e in quella gara ci rubarono letteralmente il campionato e quello fu il più grosso rammarico della nostra gestione. Sono stato molto contento di rivedere tanti protagonisti lo scorso marzo, quando ci fu la festa a Lucca per i ragazzi del ‘78. C’era anche l’allenatore Meregalli e tanti tifosi che celebrarono e ricordarono quella magnifica annata”.

Poi avete avuto l’esperienza di Pisa.

“Sì, siamo stati 14 anni dove abbiamo vinto un campionato di Serie C e 4 di Serie B”.

Che differenze ci sono tra Lucca e Pisa?

“Credo che a Pisa ci sia un pubblico più passionale, ma sono convinto che anche Lucca meriti qualcosa di più. Spero che in questa stagione possa vincere i playoff perché ha un ottimo tecnico”.

Come è cambiato il calcio da quando era protagonista la famiglia Anconetani?

“Il calcio è cambiato poco, ci sono sempre 11 giocatori contro 11 e una palla con la quale giocare. Credo che le regole siano sempre le stesse, casomai, rispetto ad una volta, una società di calcio deve essere considerata sempre più un’azienda. Noi avevamo già cominciato questo tipo di politica sia a Lucca che a Pisa”.

Che cosa le ha insegnato suo padre nel mondo del calcio?

“Direi tutto. Ci sono stato insieme 50 anni, ho commesso degli sbagli ma sono anche cresciuto. Lui era un vero e proprio conoscitore di questo mondo e un grande manager”.

Vorrebbe rientrare oppure no nel mondo del calcio?

“Per ora guardo soltanto le partite, poi si vedrà cosa succederà. È ovvio che il calcio è stata ed è una parte importante della mia vita ed è come una droga”.

Ma presidenti come suo padre nel calcio non ce ne sono più.

“Secondo me ce ne sono ancora e sono quelli che lo fanno per passione. Uno di questi è Lotito che i tifosi della Lazio bistrattano molto”.

 



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