Mondo Pantera
lunedì, 13 ottobre 2014, 10:19
Lo hanno portato in giro per tutta Italia, e naturalmente sempre al Porta Elisa. Con amore, con dolore, con tutta la forza e l'orgoglio. Ora hanno detto basta. La raffica di provvedimenti che stanno colpendo alcuni ragazzi della curva da parte delle forze dell'ordine, con ultimo il caso dei fumogeni accesi durante la presentazione della Lucchese in una circostanza che era tutto meno che una partita, sta creando molto malumore tra i tifosi e non solo. E anche Daniele Di Piazza e sua moglie Roberta, tutto meno che due ultrà, non ci stanno più e per solidarietà verso i ragazzi della curva hanno deciso di non esporre più il loro striscione dedicato alla loro figlia Sara, una giovanissima tifosa rossonera scomparsa anni addietro.
"Abbiamo deciso - si legge in una lettera - di non esporre più lo striscione di Sara al Porta Elisa in segno di sostegno e solidarietà verso i ragazzi della curva colpiti da una repressione che giudichiamo assolutamente fuori luogo, convinti che tutto ciò è quello che Sara avrebbe voluto. Speriamo con questo gesto di poter riuscire a svegliare le coscenze di troppe persone che fanno finta di non vedere cosa di assurdo, a nostro giudizio, sta capitando al tifo lucchese, cercando di far capire a gente un pochino piu' grandicella e magari genitori che tutto ciò potrebbe accadere a qualsiasi figlio, un'ngiustizia che comporta problemi sul lavoro e un costo economico non indifferente per potersi difendere dal non aver fatto niente di male".
La vicenda delle indagini che potrebbe scaturire dei daspo per le fiaccole alla presentazione ha crato forte risentimento anche in società. Alcuni esponenti della stessa vorrebbero prendere le difese di una tifoseria che negli ultimi anni non è stata sicuramente al centro delle cronache violente e che pure continua a essere nel mirino delle forze dell'ordine. Ogni ipotesi di dare vita a un comunicato stampa di solidarietà pare pare si sia scontrata con la volontà dello stesso presidente Bacci che non intende, dopo la vicenda del suo presunto colloquio con il questore, avere altri attriti con i responsabili dell'ordine pubblico.
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