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"La Lucchese ha una società seria e che sta crescendo", parola di Enrico Tommasi

mercoledì, 10 aprile 2013, 08:22

di diego checchi

Ci sono persone che non sono state certo sulla cresta dell’onda o sulla bocca dei tifosi rossoneri tutti i giorni ma che comunque hanno lasciato un segno indelebile nella Lucchese, una di queste è Enrico Tommasi. Tommasi ha vissuto in prima persona il passaggio tra Grassi e Fouzi e si è trovato in pochi mesi a dover cambiare il ruolo per il quale era stato chiamato passando da direttore sportivo della prima squadra, insieme ad Antonio Magli, a responsabile del settore giovanile. Dopo l’addio di Gianfranco Luporini, ha ricoperto il ruolo per due stagioni prima di essere sollevato dall’incarico a pochi giorni dall’inizio della terza annata dell’era Fouzi.

Cosa sta facendo adesso?

“Lavoro come osservatore per alcune società professionistiche che mi danno incarichi a seconda delle loro esigenze per visionare singoli giocatori o partite di squadre avversarie con le quali devono poi giocare. Pur di rimanere nel calcio, ho accettato anche questo ruolo che, tutto sommato, mi piace anche se mi sentirei più realizzato nel ruolo di direttore sportivo”.

Lei ha lavorato anche per la Fiorentina…

“Certo che sì, ero osservatore ai tempi di Pantaleo Corvino. Da lui ho imparato molto e ho avuto la possibilità di andare all’estero per visionare giocatori per la prima squadra. Mi chiedete che cosa ho apprezzato di Corvino? Non ho dubbi nel dire che la sua professionalità e la sua conoscenza dei giocatori sono le sue qualità migliori. Quando mi mandava in qualche posto a vedere un giocatore, sapeva già che quello era l’elemento giusto per la nostra causa”.

Parliamo dei suoi anni alla Lucchese…

“Che dire, ho ricordi molto belli di quegli anni. Fui chiamato dall’allora presidente Grassi collaborare con Antonio Magli nel ruolo di direttore sportivo poi, quell’estate, cambiò la società ed io avrei potuto comodamente stare a casa con il mio contratto in tasca ma poi il Prof. Scoglio mi disse che avrebbe avuto piacere che rimanessi come responsabile del settore giovanile ed io accettai volentieri la nuova investitura perché, per me, poteva essere solo un arricchimento professionale e così è stato. Ho avuto la possibilità di lavorare con persone molto valide come Spartaco Landini, Gigi Simoni e Fulvio Pea e devo dire che, con il settore giovanile, abbiamo raggiunto traguardi importanti sia con la berretti che con gli allievi vedendo crescere giocatori come Donati, Benassi, Terigi, Di Martino ecc. ecc. Tutto ciò per dire che la Lucchese mi è rimasta nel cuore”.

Ci può raccontare come ha fatto a portare il Cuoio a Cappiano in C2?

“Avevo alle spalle un’ottima società e in quell’anno di Serie D, con Lulù Di Stefano come allenatore, puntammo tutto su un blocco ex berretti della Lucchese. Con noi c’erano Guidi, Lenzini, La Rocca, Granito, Pellacani e ricordo che siamo stati bravi a non sbagliare niente e abbiamo vinto il campionato con grande merito riuscendo poi a salvarci l’anno successivo in C2. Fu proprio da lì che la Lucchese decise di avvalersi della mia esperienza”.

Parliamo della Lucchese di adesso…

“Devo dire che questa è una società seria sotto tutti i punti di vista e che sta crescendo giorno dopo giorno. Avrei voluto fortemente che, contro il Tuttocuoio, arrivasse un successo ma purtroppo non è stato così e per la vittoria del campionato sarà molto dura. Anche se la matematica non ha dato il verdetto definitivo, penso che Massese, Pro Piacenza e Tuttocuoio lotteranno per il primato. L’augurio che faccio alla Lucchese è di piazzarsi il meglio possibile in vista dei play-off e quindi provare ad arrivare fino in fondo per sperare nei ripescaggi. Ho avuto contatti con questa dirigenza (gli ho consigliato giocatori come Aliboni e Redomi) e spero che possa far bene, magari con l’aiuto di qualche imprenditore disposto a dare una mano. A mio parere, la Lucchese con la Serie D non c’entra niente e deve arrivare quanto meno in Serie C”.

Lei che conosce bene Lulù Di Stefano, come si spiega perché non sia riuscito ad avere una chance come allenatore ad alti livelli?

“Intanto dico che Oliviero è un allenatore importante e lo ha sempre dimostrato negli anni. Credo che negli ultimi tempi non abbia avuto la giusta fiducia è sono convinto che qualora potesse lavorare con la dovuta tranquillità dimostrerebbe ancora tutto il suo valore. Voglio fare i complimenti anche ad Alberto Francesconi, che ho avuto al Cuoio a Cappiano e che ha fatto molto bene nella sua prima stagione da allenatore arrivando alle finali nazionali Juniores. Sono contento che abbia intrapreso questa avventura e spero che possa continuare a far bene”.

Com’è cambiato il calcio da quando ha iniziato la carriere dirigenziale?

“Credo che la figura del direttore sportivo, in questi ultimi anni, abbia perso un po’ di importanza, soprattutto perché i presidenti vogliono fare di testa loro e talvolta sbagliano anche. Inoltre, in Lega Pro c’è la regola dei giovani che è un vincolo per tutte le società e che rende più complicato costruire le squadre”.

Quali obiettivi ha per il futuro?

“È ovvio che mi piacerebbe tornare a fare il direttore sportivo tra i professionisti ma non escluderei nemmeno l’ipotesi di poter lavorare con una squadra importante che volesse vincere la Serie D”.

 

 

 



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