Galleria Rossonera
lunedì, 7 gennaio 2013, 16:59
di diego checchi
Rabbia, delusione e una voglia matta di voltare pagina. È quella che ha avuto Marco Lavorini, ex portiere rossonero che ha vestito le maglia sia dell’Armando Picchi Livorno che della Pistoiese in Eccellenza. Lui ha deciso di chiudere con il calcio e di farlo diventare un vero e proprio divertimento, magari andando a giocare qualche volta a calcetto con gli amici senza lambiccarsi il cervello e cercare di trovare un ingaggio qua e là, per poi non esser considerato come si dovrebbe. Questa intervista fa capire come, soprattutto nelle categorie dilettantistiche, quando si è un fuori quota si trova un ingaggio facilmente e poi si è scaraventati nel calderone diventando uno dei tanti. Così, il sogno svanisce nel nulla.
Innanzi tutto che cosa sta facendo adesso?
“Ormai sono già 2 anni che lavoro alla “Snai” di Porcari e quando posso gioco a calcetto con gli amici”.
Per quale motivo ha chiuso con il calcio, visto che le sue aspettative erano altre?
“Ho chiuso perché non ne avevo più voglia e poi perché non credo più nel calcio di oggi… Non è più uno sport ma un business. Una volta se eri forte giocavi e basta, ora devi essere un fuori quota per poter scendere in campo”.
Che cosa glielo ha fatto pensare?
“Basta guardare le partite in tv o i programmi sportivi”.
Ma c'è qualcosa che le piace ancora oppure no?
“Spero che i miei compagni tipo Donati continuino a fare come hanno sempre fatto e che si tolgano delle belle soddisfazioni. Mando loro un grande in bocca al lupo”.
Quando ha deciso di dire basta con il calcio?
“Due anni fa quando la Pistoiese non mi tenne. In estate decisi che forse era meglio trovare qualche lavoretto”.
Da quello che abbiamo capito non si è assolutamente pentito..
“No, perché quando una cosa ti viene da dentro e la vuoi tirar fuori… E poi perché sto bene così”.
Può ricordare i suoi anni alla Lucchese e quali sono state le partite più belle?
“I miei anni alla Lucchese sono stati bellissimi. Noi ragazzi del 1990 eravamo un gruppo spettacolare. Le partite erano tutte belle perché giocavi con la maglia della tua città e bastava quello per dare il massimo”.
Chi è l'allenatore che l’ha fatta crescere di più sia come portiere che come persona?
“La persona che ha dato più di tutti a noi portieri e insegnato come si sta al mondo è mister Roberto Guidi. E' stato come un papà per noi portieri. Però tutti gli allenatori sia della squadra sia dei portieri hanno sempre dato qualcosa per farci crescere a livello calcistico e a livello umano”.
Chi è il compagno con cui ha legato di più?
“Sono sempre stato una persona che ha legato con tutti perché sono una persona che si apre molto agli altri e cerca di fare gruppo. Diciamo che sono sempre stato amico di tutti”.
Segue la Lucchese di adesso?
“No, ora no. Però faccio un in bocca al lupo a Oliviero Di Stefano che mi ha voluto a Pistoia quando allenava la Pistoiese e anche a Duccio Innocenti che era mio compagno di squadra”.
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