Galleria Rossonera

Alessio Lazzeri e un capitolo chiuso male con la Lucchese

lunedì, 28 gennaio 2013, 07:30

di diego checchi

Nella vita, ci sono momenti che non vorresti finissero mai... è stato così anche per Alessio Lazzari nella stagione 2006-2007. Il centrocampista, classe '89, era un giovane della Berretti che impressionò Fulvio Pea, allora allenatore della Lucchese. Da lì iniziò il suo sogno di poter diventare un calciatore professionista: convocazioni, esordio in Coppa Italia a Ravenna e un soprannome che faceva capire quale fosse la tecnica del ragazzo di Segromigno in Monte, visto che lo chiamavano Savicevic, in onore del trequartista del Milan negli anni '90.

Dopo l'addio di Pea, la sua situazione cambiò notevolmente e la Lucchese decise di mandarlo in Serie D al Cascina: un esperienza negativa che lo ha colpito in modo particolare e lo ha fatto decidere di abbandonare il sogno. Il suo rammarico è ancora così forte che non segue più le vicende rossonere! La sua intervista, in alcuni tratti, è anche toccante, quando parla del suo mentore Paolo Perugi, purtroppo scomparso tempo fa per una grave malattia.

Innanzitutto, dove sta giocando adesso?

“Sono al Tau Calcio in 2^ categoria, con l'ex gruppo del Marlia!”

Per quale motivo ha deciso di abbandonare il calcio di un certo livello?

“Diciamo che dopo il bellissimo anno con Pea nel 2006, dove mi ha fatto esordire in C1 ho fatto un errore grosso: sono andato a fare un serie D, molto probabilmente fossi rimasto a Lucca adesso non sarei qua”.

Ecco, ricordiamo quell'anno con Pea: quali ricordi ha e che consigli le ha dato?

“Quello è stato un anno incredibilmente bello, mi presentai a lui con un bellissimo gol al volo nella partita contro i disoccupati. Da li in poi mi chiamavano Savicevic! Tornati a Lucca continuai ad allenarmi con la prima squadra durante la settimana e il sabato giocavo in Berretti, poi mi sono fatto 7 / 8 panchine in coppa Italia e qualche spezzone di partita. L'esordio a Ravenna, 19 ottobre 2006! Ricordo l'emozione della partenza per Ravenna. Una partita normalissima, ma per me era molto di più! Il mattino della partita, dopo una colazione a fianco del mio idolo Marco Napolioni, andammo a fare la riunione tecnica: Pea iniziava già a motivarti da li, aveva una carica fuori dal normale e riusciva a far sentire tutti importanti. Ricordo che dentro lo spogliatoio ero seduto vicino a Napo e Tony: un onore me me che gli avevo fatto da raccattapalle fino alla domenica precedente!

Che cosa le disse Pea in quella partita?

“Pea ci disse la formazione, avevo il 17, non mi disse niente di particolare ma sapevo che aveva stima di me. Gli piaceva molto il mio modo di giocare, sapevo conciliare buona tecnica a parecchia grinta che lui era riuscito a tirarmi fuori! a 15' dalla fine mi disse: Lazza vieni che Levo Tony! In 2 secondi ero già pronto, un 'cinque' con Tony e poi dentro a rincorrere tutti. In 15 minuti riuscì ad uscire stanco morto e lui si avvicinò una pacca sulla spalla e mi disse: Ottimo Savicevic, domani niente scuola, alle 10:00 pronti che continui ad allenarti con noi!”

Per un giovane, che tipo di ambiente era quello della prima squadra?

“L'ambiente era spettacolare, da Brunner a Basha erano tutti considerati allo stesso modo, spesso e volentieri mi sono trovato a scherzare con Beppe Geraldi e Ciccio Bellucci e non posso che parlare benissimo di Ale Monticciolo. Lui mi ha aiutato molto, conosceva il mio gioco e le volte che sono entrato si è adattato ad un ruolo non suo per far fare il vertice basso a me!”

Quando hai abbandonato il sogno di una carriera da professionista?

“Penso che dentro di me era finito tutto dopo l'addio di Pea! E la conferma l'ho avuta dopo l'infortunio a Cascina in D!”.

E' vero che Pea voleva portarla alla Sampdoria?

“Sì, avevo sentito questa voce dal mio procuratore e sapevo che lui, Pea, aveva molta stima di me e quindi non sarebbe stato niente di anomalo! Per me sarebbe stato un onore ma non per colpa mia quel sogno non si è avverato. Questo è il rimpianto più grande della mia vita.”

Adesso, cosa fa nella vita?

“Adesso lavoro in ufficio, seguo la parte produttiva di un'azienda che costruisce macchine da carta”.

Tornando al calcio, qual è l'allenatore che l'ha fatta crescere di più nel settore giovanile?

“Paolo Perugi, persona immensa, disponibile, generosa. Sono stato il suo capitano per un anno e proprio in quell'anno sono cresciuto esponenzialmente. Se ho avuto la fortuna di fare qualche apparizione in prima squadra il merito e suo. Lo ricordo con grandissimo affetto, con lui e per lui ho giocato 30 partite su 30. Non esistevano infortuni, per lui avrei fatto di tutto. Per lui ho giocato malato con una microfrattura alla tibia. Lui riusciva a farti tirare fuori il 110%, un po' come Pea!!! Si assomigliavano moltissimo nel modo di allenare di gestire i giocatori e le partite”

Lo sa che, purtroppo, è morto?

“Certo. Ho avuto l'onore di essere presente al suo funerale per regalargli il mio saluto e a lasciarlo tutto il mio affetto!! Paolo era diventato quasi come un genitore per me, avevo un colloquio giornaliero con lui, c'era una grande fiducia reciproca”.

Segue ancora la Lucchese?

“No, sono sincero, per me e stata una grossa delusione il fatto della Sampdoria e per me è morta. Mi dispiace perché la seguivo in casa e in trasferta e secondo me mi ha fatto qualcosa di imperdonabile per un giovane calciatore”.

 

 

 



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