Detto tra noi

Sette mesi posson bastare?

venerdì, 18 ottobre 2013, 08:22

di fabrizio vincenti

Siamo solo all'inizio, per carità, ma il dato che inizia a trasparire da questa prima parte di campionato, parla chiaro. La Lucchese ce la può fare a vincere il torneo e tornare nei professionisti. Diciamo di pù, e lo diciamo per l'ennesima volta, non provarci con la massima determinazione, sarebbe un delitto. Alla faccia dei progetti a lungo o medio termine. Il cammino non è una passeggiata come qualcuno, con una piccola dose di malizia, vorrebbe far credere. Partite facili non ne esistono. E' il bello del calcio e chi lo bazzica anche solo di struscio lo sa bene. Ma la Lucchese ha dalla sua non solo una buona rosa: può vantare anche un gioco. In queste prime gare, raramente, non l'abbiamo vista giocare a pallone. Il merito, indubbiamente, è del suo allenatore che sin da Coreglia ha cercato di plasmare il gruppo ai suoi dettami di filosofia calcistica. Palloni buttati in avanti alla meglio ne abbiamo visti davvero pochi. E per gli occhi è già una gradevole sensazione.

Detto che la squadra può farcela, aggiungiamo subito due limiti che ci paiono evidenti. Il primo è di natura tecnica. Lo hanno detto tutti e lo ripetiamo, per l'ennesima volta anche noi, senza un'altra punta, e probabilmente un altro under, per Zinetti pare sia la volta buona, sarà difficile non rimanere Tarantino-dipendenti, con tutte le implicazioni del caso. E' un limite che già a breve potrebbe mostrarsi in tutta la sua gravità. La società nicchia, presa com'è tra alcune "guerre" interne. E, soprattutto, presa da una, ancora, non chiara direzione di marcia.

Dell'attaccante, al di là delle posizioni ufficiali, tutti sanno che ce n'è bisogno. Andrea Bacci per primo. C'è solo da capire quando e chi, sempre che non arrivi quando i rossoneri saranno attardati di qualche punto di troppo dalla testa. Ci auguriamo di no. Vero è che sul mercato, attualmente, grazie ai cincischiamenti societari, è rimasto ben poco. Se, come sembra, è un problema di budget, ci chiediamo perché non prendere in considerazione l'ipotesi di tagliare due-tre giovanidi belle speranze, che per ora sono tali e forse lo resteranno per sempre, per recuperare qualcosa da investire in avanti. Magari è una banalità, ma ci pare la strada più semplice se si vuole mettere insieme il pranzo con la cena senza spendere molto di più. 

Prima ancora della punta, però, ci vuole, lo diremo sino alla noia, la consapevolezza di dover utlizzare questi sette mesi che mancano alla fine della stagione per costruire una società degna di questo nome e in grado di vincere il campionato. Pagliuca e la sua banda di ragazzacci, da soli, non ce la possono fare. Da questo punto di vista, perdonateci, negli ultimi due anni i passi in avanti sono stati insufficienti. E i segnali dei primi mesi di presidenza "virtuale" di Bacci non hanno ancora impresso quella svolta necessaria.

Su alcuni fronti ci pare, addirittura, si sia rimasti al palo. Serve, prima di tutto, una mentalità da società di categoria superiore, perché Lucca e la Lucchese, piaccia o meno, non hanno le problematiche delle altre realtà di categoria. Mercoledì, a Inveruno, abbiamo visto ancora una volta come si gestisce bene una squadra di serie D, con impianti all'altezza, volontari che gestiscono bar e stadio e un settore giovanile all'avanguardia, ma quel modello, calato  tout court, a Lucca sarebbe destinato a una fine ingloriosa. Serve tornare a pensare come una realtà da categorie professionistiche. A partire dalla società che in vari contesti, probabilmente, non è attrezzata. Sette mesi posson bastare? E' una sfida da vincere. Assolutamente.



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