Detto tra noi
lunedì, 31 dicembre 2013, 19:30
di aldo grandi
L'amico - più che il presidente rossonero - Nicola Giannecchini, in tempi non sospetti mi augurò un buon natale e un altrettanto buon 2012, per avergli fatto conoscere delle belle persone che, poi, lo avrebbero invogliato a prendersi sulle spalle una parte del carico da 11 che rappresenta, da sempre, la Lucchese Calcio. Oggi, ancor più di altre circostanze, chi scrive sente di poter augurare un buon 2013 sia a lui sia ai suoi collaboratori, tutti indistintamente, che stanno provando a restituire Lucca al calcio che conta e viceversa. C'è, tuttavia, un però ed esso è rappresentato dalla netta sensazione e dalla ancor più assoluta consapevolezza, quantomeno personale, che il 2013 non potrà non portare la Lucchese in C2. Di questo e solo di questo i dirigenti rossoneri e l'amico Nicola devono essere strasicuri. Essi, Russo in testa, devono avere quell'obiettivo e mirare solo a quello, né più né meno. fare, cioè, il possibile e anche l'impossibile per conquistarlo. Poi, qualora dovessero fallire, l'importante sarà essere certi di aver speso tutto ciò che era nelle proprie possibilità. Chi scrive ritiene e non da oggi che la dirigenza rossonera sia più incline al compromesso che alla battaglia, alla diplomazia piuttosto che alla guerra. Può essere un bene, ma solo se hai le carte per giocare sul fronte della diplomazia, altrimenti finisci per prendere solo e soltanto pesci in faccia e rinvii a catena. In questo momento Giannecchini e i suoi fedelissimi sono, metaforicamente parlando, in mezzo al guado e il rischio è che non vadano né avanti né indietro e tutti sanno che l'indecisione e l'incertezza sono la situazione peggiore. Il presidente vorrebbe programmare e ha ragione, ma la giunta Tambellini, al di là delle promesse, non sembra avere la stessa urgenza. Il Porta Elisa e la programmazione della società rossonera hanno bisogno di impulsi pressoché costanti, non di encefalogrammi piatti come quelli registrati presso il palazzo dei Bradipi. Battere il Piacenza è stato fondamentale, ma non basta. Società e sxquadra, istituzioni e tifosi devono tutti muoversi all'unisono consapevoli dell'importanza della posta in gioco. Ecco, è probabile che queste quattro componenti non abbiano, tutte, la medesima percezione di ciò che deve essere fatto, ma, soprattutto, quando.
La Lucchese sembra essere precipitata in un vortice di dimenticanze e di trascuratezza che non solo non le si addice, ma che nemmeno merita. Con tutto il rispetto per la pallacanestro - maschile e femminile - il calcio a Lucca non è da meno e vanta una tradizione ancor più spiccata e prestigiosa. Il consigliere comunale con delega allo sport - Massimo Tuccori - non è assessore e, pare, si tratti più di un obbligo che di una scelta: mancano i soldi in cassa! Quali potere, prestigio, credibilità e autorevolezza può avere un consigliere senza delega? Ce lo domandiamo anche noi. Ricordate il film Amici miei? Quando Ugo Tognazzi alias il conte Mascetti - squattrinato e nobile decaduto - porta la moglie, la bravissima Milena Vukotic e la figlia nello scantinato che gli amici, generosi, gli prendono in affitto a Firenze? La casa è vuota, non c'è quasi nulla se non tavole e qualche mobile stravecchio, ma lui, il Mascetti, mentre la fa vedere alla moglie magnificandone la bellezza, davanti all'osservazione "Sembra un ci sia nulla e invece c'è tutto", ribatte ironico "Sembra ci sia tutto e invece un c'è nulla". Ecco, la giunta Tambellini - nobiltà a parte - è come il conte Mascetti: sembra voler far tutto e, invece, non combina un cazzo! O, almeno, non lo combina secondo noi e, in particolare, per quanto riguarda la Lucchese che è, poi, l'argomento principale di questo quotidiano. Per il resto, auguri di buon 2013 ai nostri lettori ovunque essi siano, al di qua e al di là dell'oceano. Di cuore.
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