Rubriche : Romanzo rossonero

Brutti, sporchi e cattivi ma vittoriosi

martedì, 5 novembre 2019, 10:55

di emanuela lo guzzo

Nell’ultimo giorno di Lucca Comics i rossoneri, a settantatré chilometri dai cosplayer che sfilano sulle mura, partecipano a loro modo alla manifestazione calandosi nei panni rivisitati dei protagonisti del film di Ettore Scola “Brutti, sporchi e cattivi”. Così come il Giacinto interpretato da Nino Manfredi difende strenuamente i suoi soldi, allo stesso modo i giovanotti di mister Monaco custodiscono e proteggono i tre punti con i tanto invocati artigli affilati. La soddisfazione è grande e va ben oltre la vittoria, la prestazione, la classifica, il morale, le dichiarazioni o le opinioni talvolta preconfezionate. Contro il Prato questi ragazzi sembrano aver trovato l’interruttore dell’ignoranza. Sembrano aver compreso quale sia l’atteggiamento giusto per chi indossa la maglia della Lucchese la cui storia, con tutto il rispetto per le altre compagini del girone – Prato compreso – vanta tutto un altro spessore. È giusto, giustissimo - e lo è ancor di più alla luce dei risultati ottenuti fino a questo momento – affrontare ogni gara e ogni avversaria con la massima umiltà, ma come ha affermato il numero uno Coletta alla vigilia del derby: “Si deve sognare: siamo la Lucchese, dobbiamo giocare per vincere, poi solo Dio sa dove arriveremo a fine stagione”.

È solo questo ciò che la gente chiede alla squadra: giocare ogni match con quella cattiveria agonistica, con quel cinismo e con quella sana cazzimma visti in campo a Sesto fiorentino. In questo particolare momento storico della Pantera, relegata nei sobborghi del calcio nazionale dalle losche manovre di banditi del posto che sono stati gli unici per ora a non aver pagato in alcun modo, agli irriducibili sostenitori non importano i piedi buoni, le giocate di fino, le verticalizzazioni chirurgiche o gli assist di tacco. A quei duecento appassionati che cantano senza sosta sotto il diluvio, così come a tutti quelli che nonostante tutto non hanno abbandonato la Lucchese ma che per amore incondizionato si sono uniti nella filosofia del “pochi ma ammodo”, vanno benissimo anche la sofferenza e i palloni spazzati in tribuna se è necessario. Ed è per questo che il capolavoro di Cruciani esalta ancora di più il loro impeto domenicale. Il secondo tempo giocato con la ghigna dagli uomini in campo e vissuto in modo analogo da quelli in panchina, unito agli interventi provvidenziali di Coletta supereroe di giornata, scrivono un finale perfetto a dimostrazione che l’ambiente rossonero sa riconoscere, ritrovare e ricostruire la perfezione anche dalle piccole grandi cose. Purché siano autentiche.

Come la fierezza dell’esultanza a fine gara.

 



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