Detto tra noi
sabato, 21 agosto 2021, 16:52
di fabrizio vincenti
Non può e non deve sorprendere la scelta della Curva Ovest di non tornare allo stadio. I tifosi rossoneri, peraltro in questo in buona compagnia visto che una parte consistente delle curve si è schierata sulle solite posizioni, hanno detto a chiare note che a fare le statuine, statuine che nemmeno a teatro sono così immobili, non ci stanno. I provvedimenti del governo Monti, pardon Conte, pardon Draghi sono inaccettabili da molti punti di vista, ma da uno in particolare. Ovvero dal carico di ipocrisia che li accompagna. Altrove, dopo aver condotto campagne vaccinali sicuramente più sobrie di quella italiana, che ricordiamo è nata addirittura sotto il segno, poi stroncato, dei padiglioni a primula da centinaia di migliaia di euro, hanno deciso di riaprire gli stadi facendo assaporare una situazione di sufficiente normalità e con poche regole.
In Italia, no. Al contrario, a fronte di una capienza decisamente ridotta – con conseguenze nefaste prima di tutto per gli sport minori, basti pensare alla drammatica protesta che arriva dal mondo pallavolistico, ma identiche preoccupazioni avvolgono tutti gli sport, prima di tutto i più poveri – hanno deciso, con fare burocratico, e del resto altri tasti non riescono a battere nella sacra necessità di pararsi sempre e comunque il culo, di inventarsi la disposizione a scacchiera, la mascherina e la necessità di rimanere al proprio posto a sedere. Misure che anche un cretino capirebbe essere destinate a stroncare qualunque forma di socializzazione negli stadi. Si mira a mettere a sedere degli automi, magari distanziando anche i padri dai figli, peraltro giunti in macchina insieme e conviventi, e che non è escluso si troveranno a questionare con qualche steward zelante e in versione sceriffo. Si mira a disumanizzare anche lo sport e renderlo di fatto medicalizzato, poi si dirà, per giustificarsi, che è solo temporaneamente. Ma è così. Eppure, guarda caso, per gli Europei di calcio si sono ben guardati dal farlo. Sono ancora consultabili le foto dei tifosi negli stadi anche italiani. Dateci un occhio per capire il livello di ipocrisia.
Ma là c'era la Uefa che pretendeva un certo livello di normalità, qui no. E, come sempre, state tranquilli che eventuali trasgressioni alle regole imposte ai tifosi-automi saranno represse con durezza inversamente proporzionale al numero delle persone presenti. Come a dire che in provincia ci sarà da stare attenti anche a levarsi la mascherina per mangiare una caramella (all'aperto!). La storia è vecchia, i metodi pure. Ecco perché hanno fatto non bene, ma benissimo i tifosi rossoneri a non accettare l'ingresso a condizioni che avrebbero snaturato completamente il modo di tifare e vedere la partita. E, almeno in questo caso, non c'entra niente l'antiscientifica invenzione del green pass: anche non ci fosse stato questo strumento voluto da un presidente del consiglio che Francesco Cossiga definì "un vile affarista, liquidatore dell'industria pubblica italiana, da presidente del consiglio svenderebbe quello che rimane", il quadro non cambierebbe. Anche senza green pass, costringere i tifosi a stare come come dei cartonati sarebbe inaccettabile.
sabato, 17 ottobre 2026, 14:38
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