Detto tra noi

Fatti, non chiacchiere

martedì, 10 maggio 2016, 10:56

di fabrizio vincenti

“Già da domani comincerà il lavoro per la prossima stagione, prima sulla società e poi sulla squadra, che sarà sicuramente diversa da questa. L'allenatore sa bene cosa vuole e tutti abbiamo voglia di uscire da questa categoria che non soddisfa nessuno. Credo che sia per storia che per cultura meritiamo qualcosa di più”. Così parlò Andrea Bacci da Rignano, presidente rossonero ormai da tre stagioni, al termine dell'ultima gara di campionato. Concetti condivisibili. Che non fanno una piega. E che, però, come ha sottolineato qualche lettore sul nostro profilo Facebook, sono buoni per tutte le stagioni, al punto che potrebbero essere già stati espressi, pari pari, al termine dello scorso campionato. E magari lo sono stati. Il problema, a Lucca, non sono le intenzioni, e le chiacchiere, bensì i fatti.

E i fatti dicono che questa società in tre anni, malgrado alcuni innegabii sforzi, non è riuscita a costruire un serio progetto. Si va avanti per tentativi, regolarmente buttati sul ciglio della strada alla prima o seconda curva. Rosadini. Russo. Galli. Pagliuca. Galderisi. Baldini. Lopez. Baldini. Ancora Galderisi. Senza considerare fugaci apparizioni come quella di Giancarlo Cecchi, improvvisamente sparito dal cda rossonero. Il tutto in circa due anni solari. Niente male, verrebbe da dire. Di certo non si può dire che ci si annoi. Ma quello che appare chiaro è l'incapacità di dare continuità a un progetto. Salvo poi dare la colpa, di volta in volta, ai sottoposti di turno. L'ulitmo naturalmente è Galli, che avrà sbagliato ma di sicuro non lo ha fatto da solo. Nemmeno se le sue mosse hanno creato ulteriori squilibri di bilancio. 

Ecco perché non riusciamo proprio a vedere nei panni della vittima di questa situazione il presidente rossonero. E' lui il primo responsabile di quanto avvenuto, nonostante i tentativi, corroborati da una parlantina che può incantare, di passare come quello che paga e subisce. Bacci non subisce un bel nulla. Bacci, come chiunque è a capo di una azienda, è il primo responsabile dei fallimenti della stessa, oltretutto disponendo di una maggioranza schiacciante in società. E il fatto che ripiani le perdite, aspetto che gli abbiamo sempre riconosciuto, non può certo bastare a metterlo al riparo da critiche. Oltretutto non ci piacciono i toni arroganti e fanfaroni. Come ci dicono abbia usato il numero uno rossonero nell'ultima conferenza stampa. Pensi a seguire la Lucchese in trasferta nelle partite più importanti dell'anno e risparmi il fiato e la boria per altre circostanze. 

Non abbiamo mai attaccato Bacci per alcune vicende extracalcistiche, alcune risibili, non lo abbiamo mai preso di petto perché non è nel nostro stile, anzi lo abbiamo più volte difeso contro quelli che ci parevano attacchi strumentali, ma quando le cose in casa Lucchese non vanno devono essere dette. Eccome. Anche perché siamo e resteremo liberi da tutti e da tutto. Non è un caso se in tanti ci seguite con assiduità, affetto e in numero sempre crescente. La situazione, nonostante il lodevole impegno di Fabio Bettucci, non ci è ancora chiara. Nemmeno il ruolo di Galderisi, visto che, bene ricordarlo a qualche lettore distratto, non gode di grande considerazione da parte di Bacci. Tradotto: si vuole davvero scommettere su lui e sulla sua voglia di vittoria oppure al secondo pareggio consecutivo inizieranno i distinguo? La domanda non è oziosa, visto che la scelta del tecnico, unico vero punto di riferimento  in questo momento per la tifoseria, è arrivata in un contesto a dir poco drammatico, sportivamente parlando. Ob torto collo, verrebbe da dire. E dopo che era stato scaricato in malomodo lo scorso anno. 

E' tempo di fare dei fatti, di spot ne fa già troppi in quel di Rignano un sodale e mentore del presidente rossonero, ovvero il premier con il piglio del venditore di piatti, che a scuola veniva chiamato “il bomba” per l'inesauribile capacità creativa di raccontare fregnacce. Servono i fatti, che i tifosi rossoneri, sempre più esausti, chiedono a gran voce. Le chiacchiere rimangano pure in riva all'Arno. E sui fatti giudicheremo, ma niente sconti. Come sempre. 

 



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